F1, GP Canada: Un weekend da vecchi leoni

Hamilton Alonso

Se il Cirque du Soleil ha sede in Canada e più di preciso a Montreal, allora un motivo ci sarà. Se poi Il Circus, quello della Formula 1, decide di portare oltreoceano i suoi vecchi leoni, compensando l’assenza degli animali nella compagnia circense più famosa al mondo, allora lo spettacolo è assicurato.

Lewis Hamilton e Fernando Alonso sono i protagonisti assoluti della tappa canadese.
77 anni in due, 9 titoli mondiali in bacheca uniti a una necessità psicofisica di continuare a nutrirsi e nutrire il pubblico di emozioni.

Il sabato è il giorno di Fernando, proprio lui, animale da gara, che un grande qualificatore non è mai stato (22 pole position a dispetto di 32 vittorie in carriera).
Un secondo posto, quello tra le pozzanghere di Montreal, che ha il sapore della pole, perché i riflettori sono tutti per lui. Poco importa che sia stato Max a far segnare il giro più veloce di giornata, poco importa che la classifica mondiale sia dominata da ragazzini, che potrebbero essere tranquillamente suoi figli e poco importa se poi i limiti dell’Alpine spesso e volentieri inguaiano e ingabbiano il nostro leone asturiano.

“Attaccheremo Verstappen in curva uno”: quella di Alonso è la chimera dei campioni, la follia di chi non si arrende neanche di fronte all’evidenza, anche a costo di sembrare un pazzo da rinchiudere in manicomio.
La domenica invece, come spesso capita, è amara e trascina Fernando fino al settimo posto, causa un problema al motore al 20esimo giro (confermato dallo stesso pilota) e una generalizzata carenza di performance della monoposto francese.

L’epilogo è ancora più beffardo, con i cinque secondi di penalità inflitti allo spagnolo dai commissari di gara, che lo sotterrano al nono posto, alle soglie della zona punti.
Ma anche nell’infelice finale si legge la voglia di non arrendersi, perché la penalità è frutto di una serie di cambi di traiettoria (Weaving) con cui Alonso ha provato disperatamente a difendersi dagli assalti di Valtteri Bottas.

Poi c’è l’altro, Lewis: quarto in qualifica e terzo in gara. Quello che questo gran premio rischiava di non correrlo nemmeno, dopo che i saltelli azeri gli avevano fatto scricchiolare la schiena.
Dopo che il dolore aveva reso difficile un’azione semplice come alzarsi e uscire dalla “shit box” (così ha definito la W13 Toto Wolff) neanche una settimana fa.
Poteva uno come lui, che porta tatuato sulla schiena il motto “Still I Rise”, perdersi la tappa del Canada e abbandonare la stella a tre punte nella tempesta?
No, Lewis si è rialzato ancora una volta ed è risorto. Si è pure lasciato travolgere dalle emozioni, su un podio, quello del Canada, dove per la prima volta nel lontano 2007 aveva guardato tutti dal gradino più alto.

Poco importa poi se la consistenza del giovane Russell negli ultimi appuntamenti era costata al pilota britannico una montagna di critiche, poco importa se Verstappen, l’uomo che gli ha impedito di vincere l’ottavo titolo sei mesi fa, è ormai un puntino lontano con cui è impossibile battagliare.

In questo weekend, alle porte di una calda estate, i vecchi leoni sono tornati a ruggire. Storie diverse, quelle di Hamilton e Alonso, due che si detestano da sempre, ma che nella stessa domenica hanno risposto ancora una volta all’ardua sentenza. La loro fu, è e sarà indiscutibilmente vera gloria.

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