Formula 1, Le lotte mondiali in terra d’America

AUSTIN (TEXAS)
© FOTO STUDIO COLOMBO X FERRARI

Domenica 24 ottobre 2021, andrà in scena il XLV United States Grand Prix. Il tracciato texano di Austin rinnoverà la sfida tra Max Verstappen e Lewis Hamilton, tra Red Bull-Honda e Mercedes.

All’indomani del GP della Turchia, il duello mondiale tra i due contendenti è più che mai acceso e aperto: l’olandese comanda a quota 262,50 punti, l’inglese insegue a 256,50 punti. Un epilogo che — tra Americhe ed Asia — potrebbe vedere i due separati di appena mezzo punto, come in quel memorabile 1984…

L’ostico tracciato texano potrebbe delineare una nuova fase del Mondiale 2021. McLaren e Ferrari su tutte, infatti, stanno sempre più inserendosi nella lotta al vertice tra Red Bull e Mercedes, “condizionando”, pertanto, la corsa all’iride. La Mercedes e Lewis Hamilton hanno dominato Austin in lungo e in largo. Il pilota britannico, infatti, vanta 5 vittorie (2012, 2014, 2015, 2016, 2017). A queste va aggiunto il trionfo di Valtteri Bottas nel 2019. Solo la Ferrari e Kimi Räikkönen(2018) hanno interrotto la scia di vittorie Mercedes dell’era turbo-ibridi.

Il legame tra la Formula 1 e gli USA — a dispetto dei luoghi comuni — è saldo e duraturo. Dal 12 dicembre 1959 al 3 novembre 2019, sono state disputate ben 41 edizioni del GP degli USA, organizzate sui tracciati di Sebring, Riverside, Watkins Glen, Dallas, Detroit, Phoenix, Indianapolis e Austin.

A queste vanno aggiunte le 8 edizioni del GP USA Est (tra il 10 ottobre 1976 ed il 24 giungo 1984, Watkins Glen e Detroit), le 8 edizioni del GP USA Ovest (tra il 28 marzo 1976 ed il 27 marzo 1983, Long Beach) e le due edizioni del GP di Las Vegas (Caesars Palace, 1981-1982).

Spesso e volentieri, i GP di F1 in terra d’America hanno caratterizzato la corsa all’iride. Qui sono stati assegnati titoli mondiali, qui il duello tra due o più pretendenti ha impresso nella storia momenti e passaggi significativi.

Teatro del GP degli USA 1964 è il circuito di Watkins Glen. La lotta tra Graham Hill e John Surtees (con Jim Clark terzo ma più in debito di punti) è ormai all’epilogo. Il bel tracciato dello Stato di New York vede trionfare l’alfiere della BRM P261. Surtees, su Ferrari 158 caratterizzata dalla livrea del North American Racing Team, è secondo. All’indomani del GP statunitense, Hill comanda la classifica con 39 punti, precedendo Surtees a quota 34. In Messico, il coup de théâtre che premierà l’inglese della Scuderia Ferrari.

Nel 1967, è ancora il “Glen” a dettare la corsa verso l’iride mondiale. Il duello fratricida vede fronteggiarsi Denis Hulme e Jack Brabham, entrambi al volante della Brabham BT24-Repco. Hulme conclude il GP al 3° posto, Brabham al 5°. Alla vigilia del GP del Messico, Hulme si presenta con un bottino di 47 punti contro i 42 di Brabham. Mexico City sancirà il trionfo di Hulme.

Ancor più accesa è la lotta iridata nel 1968. Tre, infatti, i piloti che si contendono il titolo Piloti: Graham Hill (Lotus 49B-Cosworth, Gold Leaf Team Lotus), Jackie Stewart (Matra MS10-Cosworth, Matra International) e Denis Hulme (McLaren M7A-Cosworth, Bruce McLaren Motor Racing). Stewart domina il Glen, Hill è 2°, Hulme ritirato. Il GP degli USA disegna la seguente classifica: Hill 39, Stewart 36, Hulme 33. I giochi si fanno, ancora una volta, in Messico: Hill vince corsa e titolo, Stewart e Hulme sono fuori dai punti.
Il 4 ottobre 1970, sul tracciato di Watkins Glen, si scrive la storia della F1. Per la prima ed unica volta nella storia, si assegna un titolo mondiale postumo. La girandola dei risultati e dei punti giocherà a favore di Jochen Rindt. L’alfiere del Gold Leaf Team Lotus, deceduto in occasione del GP d’Italia a Monza, non sarà raggiunto da alcun pilota. È così che, all’indomani del GP degli USA vinto da Emerson Fittipaldi (Lotus 72C-Cosworth), Rindt domina la classifica a quota 45 punti, ormai matematicamente campione. Jackie Ickx (Ferrari 312B), 2°, totalizzerà 40 punti.
Il GP degli USA chiude il Mondiale 1974. Clay Regazzoni (Ferrari 312B3-74) ed Emerson Fittipaldi (McLaren M23-Cosworth) si contendono il titolo. I due arrivano a Watkins Glen a pari punti, 52. La storia la conosciamo: la débâcle Ferrari lascia campo libero al brasiliano del Marlboro Team Texaco. Fittipaldi conclude il GP al 4° posto, Regazzoni all’11° (si era fermato ai box per poi riprendere la via della pista). Fittipaldi racimola 3, vitali punti.
È ancora il Glen, con il GP USA Est 1976, a segnare la corsa per l’iride. James Hunt (McLaren M23-Cosworth) e Niki Lauda (Ferrari 312T2) sono i protagonisti di questo entusiasmante — e non privo di episodi tragici — duello all’arma bianca. L’inglese e l’austriaco si marcano a uomo: Hunt si aggiudica la corsa, Lauda — sebbene ancora provato dall’incidente del Nürburgring — resiste e agguanta la terza posizione. La classifica recita: Lauda 68, Hunt 65. Al Fuji, il finale thrilling che non ti aspetti…
Lauda, nel 1977, si riprende ciò che il destino gli aveva sottratto l’anno precedente. Ironia della sorte, sono proprio il tracciato di Watkins Glen e la pioggia a consegnargli il secondo titolo mondiale dopo quello conseguito nel 1975. L’occasione è il GP USA Est. Vince ancora Hunt ma Lauda, 4° su Ferrari 312T2, si laurea campione mondiale. Il distacco è consistente: Lauda 72, Mario Andretti 47.

1981, il dramma sportivo è servito. Il tracciato ricavato nel parcheggio del Caesars Palace di Las Vegas decreta uno degli epiloghi più iconici nella storia della F1. All’indomani del GP del Canada, Carlos Reutemann (Williams FW07C-Cosworth) comanda la classifica: 49 punti per l’argentino, 48 per Nelson Piquet (Brabham BT49C-Cosworth), 43 per Jacques Laffite (Ligier JS17-Matra). Reutemann, in pole-position, crolla in gara: chiude all’8° posto. Vince Alan Jones, anch’egli su Williams; Piquet, 5°, è campione del mondo. 50 punti per il brasiliano, 49 per l’argentino, 46 per Jones, 44 per Laffite. Alla morte del padre, Mariana Reutemann ha svelato che, secondo Carlos, qualcuno — di nascosto — avrebbe volontariamente modificato l’assetto della monoposto del pilota argentino dopo le qualifiche, compromettendo l’esito del GP. Verità o solo un modo per giustificare un crollo psicologico di Reutemann in gara?

Las Vegas concede il bis nel 1982. A contendersi il titolo rimangono, di fatto, in due: Keke Rosberg (42 punti, Williams FW08-Cosworth) e John Watson (33 punti, McLaren Mp4/1B-Cosworth). Didier Pironi, 2° a quota 39, è infortunato sin dal GP di Germania. Watson tenta l’impresa, ossia vincere e sperare che l’avversario finlandese non prenda punti. L’impresa, tuttavia, non va a buon fine: Watson chiude il GP al 2° posto, Rosberg al 5°. Rosberg si laurea campione mondiale con 44 punti, Watson è 2° con 39. Un degno epilogo per uno dei mondiali più indecifrabili, incerti e “pazzi” di tutta la storia della F1.

Da Las Vegas a Indianapolis, dal 1982 al 2000. Sul tracciato stradale ricavato nello storico catino dell’Indiana, Michael Schumacher compie un passo importante verso la conquista del suo terzo iride, il primo da pilota della Scuderia Ferrari. All’indomani del GP d’Italia, Mika Hakkinen (McLaren Mp4/15-Mercedes) guida la graduatoria Piloti: 80 per il finnico, 78 per il tedesco al volante della Ferrari F1-2000. David Coulthard, compagno di team di Hakkinen, segue a quota 61. Il GP degli USA, tuttavia, compone un nuovo scenario. La Ferrari, infatti, fa doppietta, con Schumacher primo e Rubens Barrichello secondo. Hakkinen è costretto al ritiro al giro 25 per la rottura del motore, Coulthard non va oltre il 5° posto. Schumacher balza in vetta alla classifica: 88 per il tedesco, 80 per Hakkinen. A Suzuka, l’apoteosi del Cavallino.

2003, Indianapolis a fare da cornice al penultimo atto del Mondiale di F1. Il GP monzese aveva disegnato la seguente classifica: Michael Schumacher 82 (Ferrari F2003-GA), Juan-Pablo Montoya 79 (Williams FW25-BMW), Kimi Räikkönen 75 (McLaren Mp4/17D-Mercedes). La lotta a tre è aperta. Ma Schumacher fa Schumacher e, vincendo ad Indianapolis, mette una serie ipoteca su un titolo più che mai sudato. Schumacher vince, ma Räikkönen è 2°; Montoya, solo 6°, esce dai giochi. Il finale, in quel di Suzuka, è da cineteca: Barrichello vince il GP, Räikkönen è 2°, Schumacher, 8°, racimola un punto di vitale importanza. Il tedesco è ancora “world champion” (6 vittorie), all’arrembante finlandese l’onore delle armi (1 vittoria e tanti secondi posti…): 93 vs 91.

Austin, tappa 17 di 22: punti importanti ballano sui saliscendi texani…

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